Test di provocazione bronchiale

L’iperreattività bronchiale aspecifica (TPBA) viene generalmente definita come una risposta anomala in termini di funzione polmonare a stimoli che hanno poco o nessun effetto negli individui sani ed è tipica (anche se non esclusiva) dell’asmatico. E’ possibile testarla facendo inalare metacolina o istamina o soluzioni ipo- ed iperosmolari o aria secca e fredda. Più frequentemente si utilizza la metacolina che stimola direttamente i recettori muscarinici sulla superficie del muscolo liscio. Nel caso si volesse riprodurre l’asma da esercizio fisico è possibile utilizzare l’inalazione isocapnica di aria secca (in grado di causare ostruzione delle vie aeree con meccanismo verosimilmente legato a variazioni di osmolarità e di temperatura) o l’ esercizio fisico stesso secondo protocolli ben definiti. Mentre nel test alla metacolina una caduta del FEV1 del 20% è considerata significativa, nel caso dell’ esercizio fisico è sufficiente una variazione del 10% dopo la cessazione dell’esercizio stesso. In pratica, ai fini clinici, il test si esegue in soggetti con valori spirometrici nella norma o con ostruzione lieve (FEV>70%) facendo inalare metacolina a varie concentrazioni e raddoppiando le dosi fino alla riduzione significativa del FEV1. La dose di metacolina in grado di ridurre il FEV1 del 20% rispetto al controllo viene definita PD20 (Provocative Dose). Tanto più bassa è la PD20 tanto più elevata è l’iperreattività. Convenzionalmente, se dopo l’inalazione di 1200 mcg di MCh (dose massima) non si raggiunge la riduzione del 20% del VEMS, si parla di PD20>1200 mcg e di normale risposta al TPBA con metacolina.