L’asma “DIFFICILE”

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L’ asma “DIFFICILE” è attualmente il problema principale di chi si occupa di asma. Questi pazienti, anche se poco numerosi, hanno un insufficiente controllo della malattia e conseguentemente una scarsa qualità di vita, richiedono un carico elevato di terapia e consumano oltre la metà delle risorse sanitarie destinate all’asma. Quindi tutte le possibili strategie che possono migliorare il controllo dell’asma in questi pazienti “difficili” sono ovviamente benvenute. Le opzioni terapeutiche attuali sono rappresentate dai farmaci biologici. I farmaci biologici hanno dimostrato una elevata efficacia clinica in soggetti che avevano una specifica indicazione al loro uso (asma allergico IgE-mediato per l’omalizumab, asma eosinofilico con alta espressione di IL-5 per mepolizumab, reslizumab e benralizumab, asma con elevati livelli di periostina plasmatica per lebrikizumab). L’individuazione dello specifico fenotipo/endotipo, utilizzando specifici biomarcatori, garantisce una alta probabilità di risposta positiva al trattamento. In questi pazienti ben selezionati, molti outcome clinici, funzionali e biologici dell’asma risultano ben controllati: marcata riduzione dei sintomi quotidiani e delle riacutizzazioni, miglioramento della qualità della vita, miglioramento (più a lungo termine) della funzione polmonare, miglioramento degli indicatori di infiammazione bronchiale. Sia per l’omalizumab (per il quale ci sono molti studi) che per i più nuovi biologici (di cui abbiamo meno conoscenze) è verosimile pensare ad un effetto “pleiotropico” sull’intera cascata del processo infiammatorio dell’asma, con quindi un effetto che si estende al di là dello specifico target di intervento (sia questo il blocco dell’attivazione mastocitaria IgE-mediata per l’omalizumab, o il blocco dell’attivazione dell’eosinofilo per i vari anticorpi monoclonali anti-IL5). Ciò potrebbe prospettare la possibilità da parte di questi farmaci di poter modificare la storia naturale della malattia, come è suggerito dal lungo periodo di buon controllo della malattia nei pazienti che hanno cessato ad un certo punto l’omaluzimab.